Il Responsabile della Formazione
Nuove professioni: l’esperto formativo nelle aziende italiane
Tra figure professionali emergenti, degli anni più recenti ma con una lunga tradizione professionale latente, che si affaccia sul mercato del lavoro e che guarda prospetticamente ai processi di trasformazione organizzativa in atto nel sistema delle imprese italiane, riscontriamo quella del responsabile della formazione o dello specialista di servizi/consulenze formative d’azienda. Cui dedichiamo un nostro contributo e approfondimento.
Riassumiamo brevemente le caratteristiche chiave, in termini di profilo, attività, competenze e conoscenze di questa professione, ossia come si delinea nella pratica professionale e come raggiunge gli standard di competenza nei percorsi formativi post-laurea.
Il profilo professionale che presentiamo nell’articolo non è una figura nascente in assoluto nel panorama della funzione di gestione del personale in azienda, nel senso che non si è affacciata recentemente sul mercato del lavoro e delle professioni manageriali o consulenziali; ma oggi sta innovando la sua attività. Infatti, i nuovi contenuti e le novità nella rappresentazione professionale del profilo, ma anche il suo approccio metodologico e comunicativo sono profondamente variati nell’ultimo decennio. Trasformazioni tali da farci sostenere l’innovazione della funzione, aldilà della retrograda ricerca di personale per coprire queste posizioni emanate dalle agenzie per l’impiego e dagli imprenditori nostrani.
Innanzitutto il responsabile della formazione potrà avere radici formative differenti da quelle imposte dal tradizionale approccio al management aziendale italiano nella funzione delle risorse umane, che solitamente preferiva un laureato in economia o giurisprudenza con l’integrazione di competenze genericamente definite “formative”. Dove per formazione, in passato, ci si riferiva alla semplice funzione di erogazione di corsi standard ed obbligatori sui temi della sicurezza o dell’informatica, oggi lo specialista della formazione proviene sia dal campo della psicologia che della sociologia, oppure dalle discipline della comunicazione, e si occupa della vita professionale dei lavoratori tout court; non solo della ragioneria di ferie e contratti di lavoro, ma dei lavoratori e degli uomini in azienda nella loro complessità.
Il ruolo del responsabile della formazione amplia il suo armamentario di conoscenze tecnico-professionali ma soprattutto relazionali/comunicative e psico-sociali. Si tratta di una professione plurima e dinamica; la sua funzione assume una doppia propulsione: verso la formazione articolata per competenze, da un lato, verso l’orientamento sia esso professionale sia esso motivazionale all’interno dell’azienda o verso l’esterno dall’altro. Strano a dirsi, ma svolge il ruolo filtrante che la sola selezione e l’attività amministrativa del personale non potrà più garantire agli assetti tecnico-produttivi delle aziende private e delle organizzazioni pubbliche nel presente.
Vediamo più in specifico cosa intendiamo. I suoi interlocutori sono tutte le posizioni, i ruoli e il contesto delle relazioni umane in azienda senza distinzione gerarchica o etnica; inoltre si caratterizza, in specifico, per le sue capacità di elaborare un piano formativo, individuale o di gruppo, strettamente collegato alla strategia dell’azienda e alla gestione delle competenze. Definisce le fasi dei processi formativi avviati e ne garantisce lo svolgimento e l’efficacia secondo obiettivi quantificabili in termini di business.
Inoltre, identifica e applica gli strumenti e i metodi per la l’analisi dei bisogni formativi ed orientativi del personale aziendale. Nell’ambito della ricerca di opportunità economiche, individua fonti di finanziamento e risorse umane, materiali per attuare i programmi formativi, seguendo precisi criteri di budgeting e reporting delle attività in essere.
Conosce, studia, approfondisce e influenza le decisioni manageriali nel settore dell’innovazione organizzativa, nell’aggiornamento dei data-base informatici per le strategie sensibili ai cambiamenti, continui, nelle professioni e nel saper fare.
Modella le metodologie di indagine ed emersione delle competenze al contesto di riferimento, padroneggia le tecniche e gli strumenti di analisi quantitativa (test, sondaggi, statistiche, ecc…) e qualitativa (interviste, assessment, schede, prove, compiti, ecc…).
Infine, valuta la qualità e l’efficacia delle azioni formative svolte, monitorando i processi formativi ed orientativi, quantificando sempre i risultati produttivi ed economici riscontrati nel breve e medio termine.
Non ultimo avrà il delicato ruolo di gestire le conoscenze tecniche o procedurali in azienda, sia implicite che esplicite, occupandosi periodicamente del trasferimento dei saperi e del saper fare attraverso tutte le tecniche di scambio conoscitivo e operativo a sua disposizione: dall’affiancamento, all’utilizzo delle tecnologie informatiche, alla formazione di gruppo, sino all’outdoor e alle tecniche di trasmissione informali di sapere.
Passiamo ora al computo delle competenze professionali (Ipotesi fondata sul Modello di Competenze Ifoa a 22 dimensioni di capacità, abilità e conoscenze testabili attraverso un apposito questionario validato, che genera un profilo personale dato da un set di competenze posseduto dal profilo in analisi e il relativo deficit di competenze professionali da colmare.) che lo specialista dei servizi formativi privati dovrà applicare durante la sua attività: in primis, la capacità di sviluppo degli altri; la capacità di gestire gruppi professionali differenziati e plurimi; un forte orientamento al cliente sia interno sia esterno; un concreto orientamento al risultato della propria funzione; la capacità di affrontare e risolvere conflitti; un pensiero per obiettivi, un discreto controllo sui processi formativi; un’attenta analisi della realtà, delle persone e dei bisogni aziendali; la competenza di valutazione delle prestazioni, il riconoscimento e l’uso adatto di modelli concettuali ed applicativi utili per l’organizzazione del lavoro; l’aggiornamento continuo nello svolgimento della propria attività lavorativa sui temi più svariati, dal tecnico al sociale.
Le principali aree di intervento del responsabile della formazione passano attraverso gli anelli dell’apprendimento organizzativo, ove opera in campo didattico nel trasferimento delle conoscenze e nello stimolo alla generazione di nuove, applicando metodologie di contagio conoscitivo o di ricerca e sviluppo di idee consentirà al singolo e ai gruppi di lavoro di scambiare il patrimonio operativo e culturale dell’azienda, oltre che ampliarne i contenuti e i significati.
Il secondo anello di intervento sarà quello dedicato al cambiamento organizzativo continuo, che mira alla proposta di nuove forme di relazione, comunicazione e collaborazione produttiva di tutti i ruoli organizzativi.
L’analisi e la progettazione formativa oltre che per intercettare fonti di finanziamento pubblico o privato sono tra le sue priorità professionali, infatti, monitorando costantemente I bisogni formativi individuali e di gruppo attraverso strumenti e metodi scientifici, calcola il gap di competenze o conoscenze professionali da raggiungere per garantire sempre maggiori progressi nei risultati economici e umani dell’azienda.
Oggi non siamo in grado di diagnosticare quando il cambiamento nella gestione delle risorse umane sarà tale da consentire la consulenza o la professionalità di uno specialista della formazione nella maggioranza delle aziende di piccole o medie dimensione, tipica situazione italiana, ma crediamo che la valorizzazione reali dei lavoratori, degli imprenditori e delle organizzazioni passi anche da questo canale oltre che dal profitto economico che sono in grado di creare la produzione e la vendita di beni e servizi.
18 settembre 2008 – Salvatore Giametta
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