In questo nostro articolo affronteremo in dettaglio le caratteristiche professionali della figura del Consulente di orientamento scolastico o formativo che sia. Riteniamo che questa professionalità, che opera nell’ambito dei processi di intervento sulle persone (lavoratori o studenti che siano) nei diversi ambiti produttivi o istituzionali (servizi per l’impiego-scuola-università-formazione), debba conoscere una profonda riqualificazione o riscoperta, sia per far fronte ai cambiamenti strutturali del mercato del lavoro e della formazione tout court sia a causa dei continui cambiamenti che le traiettorie esistenziali prevedo nella nostra “strana” epoca storica.
Riassumeremo brevemente le caratteristiche chiave del profilo: in termini di contesto di sviluppo della professione, di caratteristiche di profilo, di attività, di competenze, conoscenze e contesti occupazionali di questa professione; ossia come si delinea nella pratica professionale e come raggiunge gli standard di competenza nei percorsi formativi o più sovente attraverso esperienze lavorative sul campo.
Il contesto di sviluppo della professionalità
L’orientamento sta, oggi, uscendo da una fase di intervento specialistico legato ad una nicchia di popolazione target “marginale” della dimensione occupazionale (disoccupati, drop-out, lavoratori in mobilità o transizione lavorativa) per dirigersi verso una pratica consolidata e diffusa di intervento lungo tutto il percorso della vita formativa o lavorativa, in una dialettica di costruzione/decostruzione delle competenze e delle esperienze di vita e di lavoro.
I mutamenti e le sollecitazioni della realtà socio-economica che si stanno producendo sia nei rapporti di lavoro che nei modelli di trasmissione del sapere sull’essere umano, richiedono un servizio di consulenza orientativa costante e capillare.
Osservando la nostra società contemporanea possiamo rilevare necessario valutare le difficoltà della situazione attuale. Questa si caratterizza per una crisi delle istituzioni tradizionali delle società, in particolare della famiglia e dello Stato. Questi cambiamenti si accompagnano a tensioni sociali che possono essere più intense nel caso degli Stati nei quali il carattere multietnico si accentua. Queste trasformazioni conducono anche ad una rimessa in causa dei modelli di autorità e di potere, alla perdita dei riferimenti sociali ed ad un individualismo non bilanciato da obblighi sociali. A questo si aggiunge la mobilità delle culture e la crescita delle interfaccia che permettono contatti, i limiti sperimentati dalla prima generazione dei meccanismi multilaterali, i fondamentalismi etnici e religiosi, la povertà relativa di certe popolazioni, la marginalità e l’esclusione.
Nella vita di ogni persona sussiste, come dimensione naturale della vita, un bisogno di orientamento. Non vi sono infatti possibilità, per ognuno di noi, nell’arco della propria esistenza di eludere delle scelte.
Formulare una scelta è sempre qualcosa di estremamente difficile, ognuno quindi, per affrontarle, cerca sempre di analizzare le conseguenze di ogni alternativa, informandosi, chiedendo un consiglio, un parere ad altre persone che hanno avuto la stessa esperienza o che riteniamo in altro modo e per qualche motivo, autorevoli e/o affettivamente significativi riguardo a quel tipo di scelta. Già questa ultima frase ci porta in mezzo ad un guado: non consideriamo dunque soltanto le motivazioni razionali per le quali una scelta potrebbe e/o dovrebbe essere migliore di un'altra, vi sono componenti emozionali ed affettive che emergono, con più o meno forza.
Inoltre formulare una scelta acquista un peso ancora diverso quando, e accade sempre più spesso, fare una scelta se non ha più, come una volta il carattere di definitività, acquista però la funzione di rendere impossibili le altre alternative. Il fatto medesimo di avere altre alternative, inoltre rende la scelta veicolo di responsabilità forti.
Ci situiamo in una forbice:
da una parte le scelte divengono meno drastiche perché avvertiamo una certa reversibilità;
dall’altra parte le scelte divengono più drammatiche perché ne avvertiamo la piena responsabilità e vengono recise le possibilità alternative.
In una situazione siffatta, complicatasi più che semplificatasi negli ultimi anni, i bisogni di orientamento, complice lo sfaldarsi dei riti di passaggio, delle transizioni certe, socialmente definite, emergono con maggior forza. In definitiva il significato che l’orientamento ha assunto in questi ultimi anni ne ha determinato modificazioni anche nelle relative dinamiche di apprendimento.
L’orientamento, da semplice forma di intervento informativo, supportivo e di appendice alle fasi di transizione diviene processo trasversale di applicazione e sperimentazione dell’identità personale e professionale dell’individuo.
Negli ultimi tempi si tende infatti a individuare nell’orientamento un processo di
empowerment di un soggetto che ne aumenti il controllo e la percezione di controllo sulla propria vita e sulle proprie scelte.
L’orientamento si trova così a dover rispondere, spesso senza averne tutte le capacità, ad una serie di domande che prima non gli venivano poste, la funzione orientativa non si traduce più soltanto in un supporto, con le sue differenti declinazioni, al momento della scelta, si traduce piuttosto in un complesso processo di
empowerment delle competenze di scelta negli ambiti professionali e privati. L’orientamento insomma non può più soggiacere ad una semplice funzione formativa o complementare alla formazione, ma aiuta a costruire competenze di scelta, competenze progettuali, di ascolto, di logica e di innovazione/scoperta delle potenzialità personali.
Il bisogno di orientamento è sempre esistito, in fondo c’è sempre stato qualcuno disposto ad aiutare qualcun altro a fare delle scelte maggiormente consapevoli (un parente, l’amico di famiglia importante, il parroco, ecc.), a volte questa consapevolezza si traduceva in adeguare le proprie esigenze, i propri desideri, al futuro individuale socialmente prescritto dalla comunità, dalla propria famiglia o dalle necessità. Oggi il bisogno di orientamento si amplifica a fronte delle trasformazioni in atto nella società e a fronte delle nuove rappresentazioni sociali dell’uomo e delle sue funzioni e delle sue azioni.
L’orientamento è un’attività complessa che mira alla conoscenza dell’ambiente (economico e professionale) nel quale ci si muove (seppure i processi di globalizzazione riguardino anche questo ambito e dunque una conoscenza del “locale” non sia più sufficiente) e della propria identità al fine di avere, con una visione realistica delle proprie competenze e dei propri limiti per delineare orizzonti progettuali di vita e professionali.
L’orientamento conosce, negli ultimi anni, una stagione di rinnovato interesse, in relazione ad una committenza sociale, individuale ed istituzionale in aumento per la maggiore complessità sociale nella quale ci troviamo a vivere ed il conseguente disorientamento avvertito ad ogni livello.
Questo disorientamento assume, molto spesso, forme surrogate o non strutturate di espressione, non si riesce a tramutarlo nell’espressione di una domanda di orientamento, a definirne i limiti, né, di conseguenza ad individuare chi potrebbe soddisfare le richieste che vi sono implicite, spesso diviene quindi un malessere inespresso e sopportato, una nuova specie di disagio esistenziale che se non intercettato e trasformato in energia propositiva e produttiva rischia di impoverire e destrutturare la società e gli individui.
L’interposizione della consulenza orientativa consente al soggetto di produrre significati non più determinati socialmente, gli viene dunque richiesto l’esercizio di un ruolo maggiormente attivo rispetto al passato, innovativo rispetto al presente e propulsivo rispetto al futuro.
Come infatti sostiene Baumann viviamo sì in un tempo di deregulation. «Ciò non significa, però, che gli ideali di bellezza, pulizia, ordine che avevano accompagnato gli uomini e le donne nel loro viaggio dentro la modernità siano stati abbandonati o che abbiano perso il loro lustro originale. Al contrario, essi oggi devono essere perseguiti –e realizzati- attraverso sforzi, percorsi e volontà individuali.» [BAUMANN, 1999].
Le metodologie dell’orientamento possibili divengono allora strumenti che consentano un sofisticato livello di personalizzazione, quali: counseling, gruppi di orientamento guidati con metodi attivi, orientamento narrativo, percorsi di facilitazione, bilancio di competenze, coaching, interviste, etc… Tutte metodologie cioè che devono centrare la loro azione sul soggetto singolo (anche utilizzando il gruppo come risorsa) e sul senso e significato che egli attribuisce alla propria esistenza, al mondo, alle proprie aspirazioni e motivazioni. Devono avere contemporaneamente presenti le variabili affettive, relazionali, cognitive dei soggetti, e porsi obiettivi concreti, legati ai bisogni reali.
Se dovessimo individuare quelli che sono gli
obiettivi fondamentali dell’orientamento potremmo infatti indicare:
- una maggiore conoscenza di sé (ovviamente questa non è pensabile senza un dialogo con la realtà circostante) e dunque maggiori elementi per gestirsi, vedersi sotto più punti di vista, recuperare fiducia e autostima, aumentare il proprio grado di autonomia;
- una maggiore conoscenza della realtà esterna (che deve poi essere correlata, a sua volta con la propria soggettività) sia sotto il profilo delle capacità di analisi e sintesi, sia sotto il profilo delle informazioni (intese soprattutto come capacità di reperirle, raccoglierle, selezionarle);
- un apprendimento (non si può cioè portare a termine un processo di orientamento senza che vi sia stato un acquisizione di qualche elemento di novità rispetto all’esercizio di controllo e di progettazione e direzionalità della propria vita: in caso contrario l’orientamento diventa un processo che da dipendenza).
Non è pensabile una
declinazione soltanto
formativa o soltanto
informativa dell’orientamento, i due elementi devono procedere di pari passo, in quanto conoscere la realtà (possibilità lavorative, organizzazione del lavoro, possibilità formative, indirizzi di studio) può avere valore orientativo alla sola condizione che le esperienze che ciascuno compie producano relazioni positive di autoconoscenza e di auto-valutazione.
Chi esercita la propria professione nell’ambito dell’orientamento non può non assegnare all’autonomia decisionale dell’individuo, al giorno di oggi, un valore inestimabile e non può, per gli stessi motivi, non credere nella funzione evolutiva della quale l’orientamento può e deve farsi carico.
Il consulente di orientamento
Si tratta di una figura che interviene a supporto dei processi decisionali in corrispondenza delle scelte scolastico-formative e della maturazione di progetti professionali verso il lavoro o sul lavoro. Usando metodologie dedicate e strumenti diagnostici, è in grado dì attivare un processo di rielaborazione delle storie formative/lavorative personali e di prefigurarne traiettorie di sviluppo coerenti con l'identità del soggetto e realistiche in termini di opportunità.
Funzioni
L’intervento di questa figura si propone di potenziare un insieme di risorse della persona che hanno a che fare con la capacità di confrontarsi sulle esperienze, interpretare nuovi contesti, scoprire e dare senso a nuove opportunità, mediare desideri e realtà, valutare fra alternative diverse, co-progettare obiettivi realizzabili, responsabilizzare rispetto a nuove esperienze. Partecipare a ricostruire o contribuire alla ridefinizione di atteggiamenti, motivazione, fiducia, autoefficacia per creare percorsi di formazione, istruzione o professionali traducibili in esperienze.
Il lavoro del Consulente di orientamento cerca di dare risposta a bisogni di:
- maturazione di scelte scolastico formative come supporto alle decisioni individuali in coerenza con le attese della persona e con le opportunità ed i vincoli dei sistema (counselling orientativo);
- maturazione di progetti professionali come supporto a scelte soddisfacenti per la persona e realizzabili per le condizioni di mercato (bilancio di competenze e counselling di carriera).
Il Consulente di orientamento ha come compito:
- la raccolta, la selezione e l’organizzazione, spesso attraverso banche-dati, di tutte le informazioni in merito alle opportunità di lavoro e di formazione professionale, sia nell’ambito del proprio territorio di riferimento, sia a livello nazionale ed europeo.
- si occupa di accogliere direttamente i candidati all’interno della struttura di orientamento, rileva le esigenze e le richieste degli utenti, illustrando i servizi disponibili.
- In relazione al singolo utente in cerca di orientamento, effettua quindi un’analisi dei suoi fabbisogni, attraverso un’intervista o un colloquio e prende atto del suo percorso, ricercando i suoi punti di forza e anche le eventuali aree di miglioramento.
L’Orientatore al lavoro quindi, aiuta le persone a comprendere e sviluppare le proprie capacità e competenze e a pianificare il proprio progetto professionale. Tra i suoi compiti, rientrano anche ovviamente l’ideazione, la progettazione e la messa a punto delle attività di orientamento all’interno di un’organizzazione lavorativa.
Occupazione
Il profilo trova sovente collocazione presso i sistemi formativi (scuola, università, formazione professionale), soprattutto per attività di orientamento alle scelte scolastico-professionali; presso i servizi per il lavoro (pubblici e privati) in relazione ai bisogni di sviluppo di progetti professionali per i lavoratori disoccupati, in mobilità o in cerca di un cambiamento lavorativo; presso le aziende (o in collegamento con esse) per rispondere a nuove strategie di gestione delle risorse umane in funzione dei crescenti processi di riorganizzazione dei contesti produttivi e/o sostegno di percorsi individuali di sviluppo di carriera (orizzontale o verticale). Per chi volesse intraprendere questa professione, le maggiori richieste vengono dai Centri per l’Impiego, dai Centri di Orientamento, dai Centri per le iniziative locali per l’occupazione, dai Centri Giovani o Informagiovani, dagli Informalavoro, dalle Agenzie regionali del lavoro e dagli Uffici delle province e delle università che si occupano di orientamento. Recentemente le analisi dei fabbisogni professionali esprimono un bisogno di figure consulenziali che si occupino di facilitare le transizioni delle fasi di inoccupazione in una fase recessiva, come quella attuale, dove le previsioni macroeconomiche ipotizzano un aumento del tasso di disoccupazione in continua ascesa, e sempre una maggiore difficoltà di inserimento lavorativo delle fasce giovanili e femminili della popolazione.
La sua presenza è indispensabile nei Centri di Orientamento, nei Centri per l’Impiego, negli Uffici di orientamento delle università (detti anche Uffici di job placement) e in tutte quelle strutture che offrono servizi di orientamento, anche nell’ambito di progetti del Fondo Sociale Europeo. L’Orientatore al lavoro si relaziona costantemente con tutti gli operatori dei Servizi per l’Impiego incaricati dell’incontro domanda/offerta, con i Job account o con gli Esperti di outplacement, con gli Insegnanti e i Docenti universitari, con i Progettisti di formazione e i Formatori, con gli Psicologi del lavoro e con gli Assistenti sociali.
Competenze di base
Competenze informatiche:
- software;
- internet, intranet, LAN;
- le applicazioni dell’informatica;
- aspetti giuridici dell’uso del software;
- sistemi operativi a finestre e icone (GUI);
- servizi di posta elettronica;
- maling list;
- newsgroup e videoconferenza;
- banche dati e trasferimento file;
- Internet ed accesso remoto alle informazioni;
- WWW e motori di ricerca.
Competenze relative alla sicurezza nei luoghi di lavoro:
- conoscere le misure di sicurezza e tutela individuale;
- utilizzare al meglio le tecniche e gli strumenti professionali;
- conoscere le problematiche relative alla sicurezza in azienda;
- avere le conoscenze necessarie per effettuare una corretta valutazione dei rischi;
- attuare azioni di prevenzione dei possibili rischi
Competenze tecnico professionali
AREA DELLA ANALISI DEI BISOGNI E DELLE RISORSE INDIVIDUALI
Relativa alla capacità di lettura dei processi di transizione, ai comportamenti individuali e sociali, alle influenze implicite ed esplicite, alle dinamiche personali e relazionali.
AREA DELLA GESTIONE DELLA RELAZIONE DI AIUTO
Relativa alla capacità di condurre percorsi consulenziali individuali e in piccolo gruppo, di evitare i coinvolgimenti emotivi, dì far maturare consapevolezza nella persona rispettando tempi e modalità personali.
AREA DELLA STRUMENTAZIONE DIAGNOSTICA
Relativa all'uso competente di materiali di analisi e assessment delle risorse personali e professionali, dì valutazione dei processi di apprendimento, di analisi delle prestazioni lavorative, di maturazione di interessi professionali, ecc.
AREA DELL’INTERVENTO NELLE ORGANIZZAZIONI
Relativa alla capacità di progettare interventi per le risorse umane all'interno dei loro contesti lavorativi di appartenenza come risposta mediata fra bisogni dei lavoratori e richieste dell'organizzazione.
Competenze trasversali
- Competenze comunicative
- Competenze relazionali
- Competenze relative al lavoro in team
- Competenze di organizzazione del lavoro
- Competenze di valutazione del proprio e dell’altrui operato
- Competenze riflessive
- Competenze di analisi
Proposta ISFOL: verso una ipotesi di profili professionali per un sistema territoriale di orientamento
Il lavoro dell’ISFOL (Istituto per lo Sviluppo della Formazione professionali dei Lavoratori) che si è concluso nel Gennaio 2003 ha dato come risultato il documento “Verso una ipotesi di profili professionali per un sistema territoriale di orientamento” (
http://www.orientamento.it/orientamento/1c.htm) che intende fornire un contributo alla definizione dei profili professionali che si riferiscono a figure presenti in diversi contesti organizzativi (
scuola, università, formazione professionale, servizi per il lavoro, sportelli di informazione e orientamento) che con finalità diverse erogano azioni di sostegno al processo di autoorientamento della persona lungo tutto l'arco della vita.
Secondo l’ISFOL, sulla base della pluralità di azioni orientative attualmente messe in campo da diversi soggetti e della peculiarità dei sistemi di riferimento dei processo orientativo (scuola, formazione e lavoro), è preferibile scartare la proposta di una figura unitaria di orientatore che andrebbe a ricoprire funzioni molto diverse le une dalle altre con il rischio di legittimare un profilo troppo generico e inadeguato per rispondere ai bisogni diversi di clienti che fanno riferimento a sistemi diversi in momenti/esperienze diverse di transizione che riguardano i percorsi formativi, il passaggio dalla formazione al lavoro, le esperienze lavorative.
La proposta dei gruppo di lavoro ISFOL va nella direzione di fornire un contributo alla descrizione (in termini di funzioni e competenze) di
quattro figure dedicate e di promuoverne un processo di riconoscimento (in termini di professionalità acquisite sul lavoro e di percorsi di formazione in ingresso).
- Operatore dell'informazione orientativa con funzioni di accoglienza e filtro, erogazione di informazioni, attività per favorire l’apprendimento di abilità sociali quali ad esempio le tecniche di ricerca dei lavoro. Le principali competenze proprie di questa figura sono quelle relative alle aree Relazione interpersonale, Promozione e marketing (dei servizi), Informazione, Informatica e nuove tecnologie
- Tecnico dell'orientamento con funzioni di accompagnamento in itinere (tutorato/monitoraggio orientativo) nei percorsi (di scolarizzazione, di formazione, di ricerca dei lavoro, di inserimento lavorativo, etc.). Le principali competenze proprie di questa figura sono quelle relative alle aree Presa in carico e tutorato individuale, Gestione di gruppi intra ed interorganizzativi, Lavoro di rete
- Consulente di orientamento con funzioni di supporto dei processi decisionali in corrispondenza delle scelte scolastico-formative e della maturazione di progetti professionali verso il lavoro o sul lavoro. Le principali competenze proprie di questa figura sono quelle relative alle aree Analisi dei bisogni e delle risorse individuali, Gestione della relazione di aiuto, Strumentazione diagnostica, Intervento nelle organizzazioni
- Analista di politiche e servizi di orientamento con funzioni di assistenza tecnica alle istituzioni e ai sistemi nella fase di definizione delle politiche di orientamento, promozione e sviluppo delle reti territoriali, costruzione di piani di intervento, coordinamento di servizi dedicati, progettazione di interventi, analisi dei fabbisogni di formazione/aggiornamento degli operatori, consulenza alla gestione/pianificazione delle risorse economiche per interventi di orientamento, verifica, valutazione e monitoraggio degli interventi. Le principali competenze proprie di questa figura sono quelle relative alle aree Progettazione di interventi complessi, Promozione delle risorse locali, Coordinamento di strutture/servizi.
Sistema delle Qualifiche Regionali Regione Emilia-Romagna, Repertorio delle Qualifiche professionali
In regione Emilia-Romagna:
http://www.form-azione.it/operatori/repertorioqualifiche.htm
Area Progettazione ed erogazione servizi formativi ed orientativi
- Orientatore
- Gestore di processi di apprendimento
- Tecnico nella gestione e sviluppo delle risorse umane